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		<title>Deal or Feel. Risk or Mercantilism</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[  (&#8220;How many rivers fit in your blue pencil? &#8221; - da classroom: partial excercises installazione di Nicolas Paris in Illuminazioni) Di ritorno da una visita (solo parziale, nell’area dei Giardini) alla Biennale di Venezia.  Le opere che mi hanno colpito:  - Hajnal Németh (padiglione ungherese): una macchina incidentata in una stanza immersa nella luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>(&#8220;How many rivers fit in your blue pencil? &#8221; <em>-</em> da <em>classroom: partial excercises</em> installazione di Nicolas Paris in Illuminazioni<em>)</em></p>
<p>Di ritorno da una visita (solo parziale, nell’area dei Giardini) alla Biennale di Venezia.  Le opere che mi hanno colpito:</p>
<p> - Hajnal Németh (padiglione ungherese): una macchina incidentata in una stanza immersa nella luce rossa; dei video con due cantanti lirici che sul ponte di un’autostrada o in una fabbrica di auto o in un deposito pneumatici si esercitano sui testi di verbali immaginari dell’incidente (<em>crollo; intervista passiva</em> il titolo dell’opera); a conclusione del filmato, un coro di giovani canta: “Are you being born? Are you dying? Yes”; non so cosa possa significare esattamente il tutto, ma è stata un’esperienza affascinante, una specie di non-sense poetico che in qualche modo pare avvicinarsi alla verità;</p>
<p>- Markus Schinwald (padiglione austriaco): un labirinto bianco che incombe al contrario, dal soffitto fino a un metro da terra, nicchie e anfratti in cui sono stati nascosti/esposti piccoli ritratti ottocenteschi acquistati dall’artista per dipingere i suoi innesti stranianti sui volti, strane protesi o strumenti a coprire tratti o a bloccare le espressioni; delle gambe di sedie avvolte in lenzuola pendono dall’alto; in fondo al percorso è proiettato un film in cui, tra le altre cose, vediamo un signore ben vesito che resta bloccato con la gamba in un fessura del muro e si contorce (elegantemente però) per cercare di liberarsi; inquietante e malinconica metafora delle costrizioni che costruiamo dentro e fuori di noi;</p>
<p> - Thomas Hirschhorn (padiglione svizzero): la visione più impressionante e forte, un susseguirsi di spazi creati con carta stagnola e scotch ad avvolgere e fissare bambole, telefonini, vecchi televisori, vetri rotti, riviste di gossip e/o attualità e tanto altro; poi fogli appesi in cui sono stampate immagini atroci di guerra, corpi mutilati, bimbi esplosi, impiccati ecc;  una denuncia devastante della schizofrenia del capitalismo avanzato odierno;</p>
<p>- David Goldblatt (Illuminazioni): documenti fotografici del Sud Africa e delle sue contraddizioni. Immagini bellissime, tese ma composte al tempo stesso; è ospitato in tre spazi creati da Monika Sosnowska in un &#8221;parapadiglione&#8221;; a colpire sono soprattutto i ritratti di ex offenders , criminali fotografati una volta usciti di prigione nel luogo in cui avevano commesso i reati;</p>
<p>- Luigi Ghirri (Illuminazioni): pura poesia minima</p>
<p>- Maurizio Cattelan (Illuminazioni): dopo 14 anni ripropone i suoi piccioni tassidermizzati che incombono sui visitatori dai soffitti delle varie sale dell’esposizione; oggi però gli uccelli si sono moltiplicati, non sono più “i turisti” e diventano “gli altri”; geniale.</p>
<p> Segnalo anche: Anetta Mona Chisa e Lucia Tkacova nel padiglione rumeno con le loro scritte murali (tra cui anche quella che dà il titolo al post), le foto di Taryn Simon nel padiglione danese (della serie <em>an american index of the hidden and unfamiliar</em>), i video di Sigalit Landau nel padiglione di Israele e, in Illuminazioni, la ormai coloratissima “camera dei giochi” impostata dal collettivo Norma Jeane, le sculture di Gabriel Kuri e i tre capolavori del Tintoretto.</p>
<p>m.</p>
<p><em>p.s.</em></p>
<p>letture consigliate: Benjamin R. Barber, Consumati – da cittadini a clienti (ed. Einaudi, con in copertina l&#8217;opera di Barbara Kruger <em>I shop therefore I am</em>)</p>
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		<title>protect me from what i want</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 19:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[A rare and blistering sun shines down On grace cathedral park There with you i fear the time When air gets dark You know i don&#8217;t spend days like this Caught up in lost times of youth that i miss Can almost hear rollercoasters See sailboats in the sea Hear noise and screaming Weaving in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A rare and blistering sun shines down<br />
On grace cathedral park<br />
There with you i fear the time<br />
When air gets dark<br />
You know i don&#8217;t spend days like this<br />
Caught up in lost times of youth that i miss</p>
<p>Can almost hear rollercoasters<br />
See sailboats in the sea<br />
Hear noise and screaming<br />
Weaving in and out of<br />
Happy music box sounds</p>
<p>But here on the ground<br />
We&#8217;re so far away from that<br />
Time turned older now</p>
<p>We walked down the hill<br />
I feel the coming on<br />
Of the fading sun<br />
And i know for sure<br />
That you&#8217;ll never be the one<br />
It&#8217;s the forbidden moment that we live<br />
That fires our sad escape<br />
And holds passion more that words can say</p>
<p>Tell me why are you like this<br />
Are you the same with anyone?<br />
Save me from my sickness and tell me<br />
Why do you treat me like?<br />
Tell me why are you like this<br />
Are you the same with anyone?<br />
Save me from my sickness and tell me<br />
Why are you like this??</p>
<p><em>grace cathedral park &#8211; red house painters</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Downshifters of the world</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 14:42:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[Passano rapidamente gli anni di questo nuovo millennio e a fronte di un’apparenza ufficiale (e cioè mediatica) sempre meno sensata, prendo atto della sola via d’uscita possibile: ridimensionare, nel nostro immaginario e nelle nostre pratiche quotidiane, il ruolo che il lavoro ha nella società. Lavoro, sia chiaro, che resterà sempre qualcosa di necessario e nobile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Passano rapidamente gli anni di questo nuovo millennio e a fronte di un’apparenza ufficiale (e cioè mediatica) sempre meno sensata, prendo atto della sola via d’uscita possibile: ridimensionare, nel nostro immaginario e nelle nostre pratiche quotidiane, il ruolo che il lavoro ha nella società. Lavoro, sia chiaro, che resterà sempre qualcosa di necessario e nobile, che in passato ci portò dalle caverne e dal gelo dell’inverno alla luna e agli appartamenti con acqua calda, riscaldamento e elettricità e che in futuro permetterà di curare ogni tipo di tumore o carenza enzimatica congenita.</p>
<p>Ma non può più essere tralasciato un dato: nei fatti, la vita della maggior parte di noi occidentali benestanti si è ridotta, da un lato, a un continuo agognare tempo libero e weekends che ci facciano almeno momentaneamente mettere alle spalle le ore più o meno alienate spese negli uffici, dall’altro, a un esercizio di tale tempo libero non autentico, perso per lo più nell’impossibilità di spendersi esistenzialmente in modo adeguato, in chiacchera, se non, quasi, a tratti, in una sorta di autoannullamento (per esempio televisivo?) del sé, con l’obiettivo neanche troppo nascosto di non doversi ulteriormente preoccupare.</p>
<p>Invece preoccuparsi dovrebbe esser l’attività centrale di un uomo libero: preoccuparsi della propria sorte nell’universo, della propria natura e storia, delle relazioni con gli altri, della società e della politica, dei significati e delle bellezze dell’arte.</p>
<p>E’ secondo una prospettiva esistenziale, di rinnovato benessere e rinnovata crescita personale, più che su un’altra, pur sacrosanta, di tipo ecologico (i.e. sostenibilità dello sviluppo), che bisognerebbe portare avanti la battaglia culturale per la decrescita (la nostra Costituzione dovrebbe forse affermare che la Repubblica italiana non è tanto una democrazia fondata sul lavoro, quanto sulla persona?). Come dire: meglio trascorrere interi pomeriggi vissuti nel pieno delle nostre energie fisiche e mentali insieme agli affetti più cari e le passioni più vere, piuttosto che in ufficio a cercare di piazzare prodotti che non servono a niente o districarsi in sistemi autoreferenziali lontani anni luce dalle persone.</p>
<p>Decrescita significa anzitutto lavorare di meno e quindi produrre e consumare di meno: drastica riduzione degli orari di lavoro (part-time come modello standard di contratto), scomparsa della pubblicità commerciale, nuove politiche della casa, razionalizzazione del modo di occupare e sfruttare spazi urbani ed extraurbani, rifondazione dell’istruzione, educazione al consumo consapevole e a un consapevole esercizio delle libertà individuali e collettive; soprattutto forse nuove politiche agricole, di distribuzione alimentare, dei trasporti e della produzione e consumo dell’energia.</p>
<p>Per operare in questa prospettiva si rende però necessaria un’azione politica preferibilmente mossa a livello mondiale/internazionale che, dall’alto, in qualche maniera, pianifichi questo cambio di direzione della società: ciò, da un lato, appare francamente utopico, dall’altro, rischia di risvegliare i fantasmi totalitari del recente passato. Resta il fatto che l’intoccabile dogma contemporaneo neo-liberista e (pseudo)efficientista, fondato sul rinnovato dominio globalizzato dell’iniziativa economica privata e sull’asservimento della politica alle leggi del mercato non potrà comunque non essere rivisto, corretto, forse abbattuto: processo delicatissimo, che ben potrà, tra l&#8217;altro, generare nuovi poteri (con gli inevitabili abusi collaterali).</p>
<p>Decrescita significa poi vivere con meno reddito e meno agi materiali. Il punto è che si dovrebbe allora preventivamente iniziare a pensare a una carta da un lato dei bisogni ineludibili, delle priorità verso cui orientare la produzione e il lavoro che residuino dopo la rinnovazione del sistema, dall’altro delle inevitabili rinunce ai tanti beni e servizi che oggi diamo per scontati, solo alcuni dei quali evidentemente dispensabili (se non dannosi).</p>
<p>E allora mi chiedo: di che cosa saremmo disposti a fare a meno? Pensiamo a tutto il mercato della cultura, che potrebbe opportunamente essere digitalizzato: davvero è giusto dire addio a carta rilegata, copertine, vinili, cd, pellicole, cd, dvd ecc?  E che dire delle possibilità che oggi uno ha di scegliere tra tanti bei vestiti, per costruire uno stile ricercato che manifesti all’esterno alcuni aspetti del suo carattere e della sua personalità e lo distingua dagli altri? Gli esempi da fare potrebbero essere tantissimi, come ognuno può ben capire, e anche ben più significativi e probelmatici di questi…</p>
<p>Riusciremo a convincerci, tutti, che è più importante avere ore da dedicare magari all’ozio e alla riflessione piuttosto che collezionare libri o scarpe o viaggiare in Indonesia low cost o comprarsi un&#8217;auto con un supermotore?</p>
<p>E poi: come dovrebbero mai articolarsi scelte di questo tipo, chi dovrebbe farle, procedendo in che maniera? Come dovrebbe mai cominciare un tale processo? Gli scenari prospettabili tutto sommato ci appaiono auspicabili o, forse, sarebbe preferibile optare per correzioni di rotta di portata più circoscritta?</p>
<p>Infine: si può prescindere dall’azione politica, per fare invece affidamento su comportamenti individuali, su singole scelte esistenziali che pian piano raggiungano una massa critica tale da rendere comunque  possibile un cambiamento significativo della società?</p>
<p>mellotron</p>
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		<title>news</title>
		<link>http://www.port-royal.it/2011/04/news/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 17:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[HELLO ALL - there is a brand new port-royal song called &#8220;spider toupet&#8221; that comes along with a brand new video by sieva diamantakos (which might be read in many ways &#8211; original title &#8220;the inability to accept&#8220;): so you can enjoy them both &#38; at the same time @ our youtube channel just by clicking this link http://youtube.com/watch?v=qMaGlwRnT4w [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>HELLO ALL</p>
<p><strong>- </strong>there is a <strong>brand new port-royal song</strong> called &#8220;<strong>spider toupet</strong>&#8221; that comes along with a <strong>brand new video</strong> by<strong> sieva diamantakos </strong>(which might be read in many ways &#8211; original title &#8220;<strong>the inability to accept</strong>&#8220;): so you can enjoy them both &amp; at the same time @ our <strong>youtube</strong> channel just by clicking this link <a href="http://youtube.com/watch?v=qMaGlwRnT4w" target="_blank">http://youtube.com/watch?v=qMaGlwRnT4w</a><br />
&#8220;spider toupet&#8221; will be featured in the forthcoming (may 2011) <strong>new compilation</strong> put together by the US label <strong>tympanik audio</strong> (<a title="http://tympanikaudio.com/)." rel="nofollow" href="http://tympanikaudio.com/" target="_blank">http://tympanikaudio.com</a>)<br />
last but not least at all this track features vocals of <strong>linda bjalla</strong> (<a href="http://www.lindabjalla.com/" target="_blank">www.lindabjalla.com</a>)</p>
<p><strong>- </strong>very recently we created our <strong>bandcamp profile (</strong><a href="http://port-royal.bandcamp.com/" target="_blank">http://port-royal.bandcamp.com/</a><strong>) </strong>where you can listen to (for free) and download in very high quality (just paying 6 euros per album) our <strong>first 3 albums</strong> released by the <strong>resonant label</strong>: &#8220;<strong>flares</strong>&#8221; (2005), &#8220;<strong>afraid to dance</strong>&#8221; (2007) and &#8220;<strong>flared up &#8211; remixes</strong>&#8221; (2008)</p>
<p>UP</p>
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		</item>
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		<title>Some News about The Golden Age Of Consumerism</title>
		<link>http://www.port-royal.it/2011/02/some-news-about-the-golden-age-of-consumerism/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 00:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[Hello friends! The Golden Age Of Consumerism is NOW out and there are already some nice reviews around the internet: CityLifers (english) Music Rooms (english) Autres Directions (french) Rockit (italian) SentireAscoltare (italian) Nerds Attack! (italian) Musicaoltranza (italian) Up!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hello friends!</p>
<p>The Golden Age Of Consumerism is <a href="http://n5md.com/discography/183/2000-2010:-The-Golden-Age-Of-Consumerism" target="_blank">NOW out </a>and there are already some nice reviews around the internet:</p>
<p><a href="http://citylifers.co.uk/port-royal-2000-2010-the-golden-age-of-consumerism/" target="_blank">CityLifers</a> (english)</p>
<p><a href="http://www.musicrooms.net/dance/24645-port-royal-prep-compilation.html" target="_blank">Music Rooms</a> (english)</p>
<p><a href="http://autresdirections.net/spip.php?article1894" target="_blank">Autres Directions</a> (french)</p>
<p><a href="http://www.rockit.it/album/14485/port-royal-2000-2010-the-golden-age-of-consumerism" target="_blank">Rockit</a> (italian)</p>
<p><a href="http://www.sentireascoltare.com/recensione/8237/port-royal-2000-2010:-the-golden-age-of-consumeris.html" target="_blank">SentireAscoltare</a> (italian)</p>
<p><a href="http://www.nerdsattack.net/?p=22785" target="_blank">Nerds Attack!</a> (italian)</p>
<p><a href="http://www.musicaoltranza.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8526&amp;catid=170&amp;Itemid=471" target="_blank">Musicaoltranza</a> (italian)</p>
<p>Up!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Collezioni</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 16:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stato a Bologna lo scorso weekend per Arte Fiera. Era la prima volta che visitavo esposizioni del genere: tre enormi padiglioni riempiti da centinaia di gallerie con i loro piccoli spazi espositivi, migliaia di quadri e fotografie, sculture, qualche video; niente di site specific, ovviamente. Questo e soprattutto le fiumane di visitatori di ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato a Bologna lo scorso weekend per Arte Fiera. Era la prima volta che visitavo esposizioni del genere: tre enormi padiglioni riempiti da centinaia di gallerie con i loro piccoli spazi espositivi, migliaia di quadri e fotografie, sculture, qualche video; niente di <em>site specific</em>, ovviamente. Questo e soprattutto le fiumane di visitatori di ogni svariato genere, mi hanno dato a posteriori la confortevole sensazione del classico non-luogo; nonostante la presenza degli stravaganti intellettualoidi o di qualche noto miliardario.</p>
<p>Sono stato sommerso da una serie infinita di immagini, come impossibilitato a cogliere davvero qualcosa; tutto mi passava davanti agli occhi senza poter lasciare una traccia. Le <em>top galleries</em>, con i loro <em>achromes</em> o i loro tagli, le <em>young galleries</em> degli emergenti: come orientarsi? Come distinguere cosa è di valore da cosa non conta? Del resto quasi tutti hanno imparato le lezioni della storia e riescono a copiare intelligentemente un sacco delle idee delle avanguardie o dei maestri: tutto risulta, a un occhio non ancora abbastanza esperto come il mio, piuttosto interessante o piacevole o stravagante; eppure resta la sensazione che quasi tutto sia anche dispensabile.</p>
<p>Più di tutto mi ha colpito l’ovvietà (visto il contesto) di un’arte esposta quale mero prodotto per il mercato; tutta la creatività e tutte le esistenze presumibilmente sofferte degli artisti ridotte a oggetto, cornice, tela, dimensioni da parete; tutto perfetto, cioè, per arredare le casa del notaio di turno. Osservazione critica esausta, al centro di ogni dibattito in verità già da 50 anni almeno; si sa che ad aver vinto è il mercato. E magari è meglio così.</p>
<p>Avrei però un ideale diverso: commissioni statali/locali, “spreco” di risorse pubbliche; progetti da portare nelle piazze delle città o sotto i portici, nei cortili ecc.; tutto provvisorio, destinato a scomparire dopo qualche settimana, niente da collezionare, a parte il ricordo; tematiche di denuncia sociale (ormai muta nei media), filtrata però in chiave poetica o obliqua; informazione ed estetica. L’obiettivo dovrebbe essere quello di dare una <em>chance</em> a tutti, permettendo, per esempio, anche alle flotte di giovinastri firmati da capo a piedi, fino a pochi minuti prima per negozi e con in testa il nulla di marca De Filippi, di imbattersi in qualcosa che non può essere capito subito, ma che può in qualche modo attrarre o sembrare importante; che li obblighi per qualche munto ad aprirsi, a guardare oltre, a conoscere altre prospettive (per poi,certo, magari decidere anche che chi se ne frega).</p>
<p>Poi mi viene in mente, tornando a Bologna e alla fiera, che qualcosa in effetti mi è rimasto dentro, qualcosa di bellissimo: un arazzo di Boetti, una sua mappa del mondo di quelle tessute in Afghanistan, con i confini politici degli Stati e le loro bandiere. Valore: qualche milione di euro. Il punto è che non so cosa mi streghi, cosa me lo faccia desiderare. Forse è che sin da piccolo ho avuto cartine del mondo o dell’Europa in camera da letto; o che alle elementari passavo ore a disegnare i confini degli Stati e a colorare le loro pianure, i loro monti; che mi piacciono quelle forme, quei toni… Ma che significato ha poi un lavoro del genere? cosa mi dà concettualmente, che messaggi porta con sé? Il bello è che non ne ho idea; forse, che so, si potrebbe trattare di un monumento, periferico e artigianale, ai limiti dell’uomo, che si è ridotto a creare Stati e fare guerre? Non ne sono affatto sicuro; e, non capisco perché, non mi importa.</p>
<p>Up,</p>
<p>melly</p>
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		<title>firmament/procedure</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 20:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Da questa vita uscirò con una specie di sprezzo per tutto ciò che non è arte. Nulla è più terribile dell’arte. Tutto quanto vedo è giuoco in confronto ad una pennellata giusta ad un verso ad un accordo giusti. Voglio sviluppare questa idea se avrò tempo e voglia. Tutto è meccanico e facile e abitudinario. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Da questa vita uscirò con una specie di sprezzo per tutto ciò che non è arte. Nulla è più terribile dell’arte. Tutto quanto vedo è giuoco in confronto ad una pennellata giusta ad un verso ad un accordo giusti. Voglio sviluppare questa idea se avrò tempo e voglia. Tutto è meccanico e facile e abitudinario. Pazienza e memoria. Non c’è che l’arte col suo soffio inconoscibile e i suoi abissi inscrutabili. Tutto il resto è raggiungibile basta darsene la pena&#8221;</p>
<p>Umberto Boccioni</p>
<p>up</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Golden Age Of Consumerism</title>
		<link>http://www.port-royal.it/2010/12/the-golden-age-of-consumerism/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 02:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>port-royal</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[Hello friends, finally we&#8217;re able to announce the official release date of our next double cd collection of rarities and remixes! check the official page of the album on the n5MD headquarters for all the infos and previews: http://n5md.com/discography/183/2000-2010:-The-Golden-Age-Of-Consumerism Up!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hello friends,</p>
<p>finally we&#8217;re able to announce the official release date of our next double cd collection of rarities and remixes!</p>
<p>check the official page of the album on the n5MD headquarters for all the infos and previews:</p>
<p><a href="http://n5md.com/discography/183/2000-2010:-The-Golden-Age-Of-Consumerism" target="_blank">http://n5md.com/discography/183/2000-2010:-The-Golden-Age-Of-Consumerism</a></p>
<p>Up!</p>
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		<title>avere trent&#8217;anni &#8211; III</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 12:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[segue&#8230; Come scegli gli attori dei tuoi video? Li scelgo in base al ruolo che interpreteranno. Alcuni sono attori professionisti, possono cioé interpretare svariati ruoli piú o meno bene. Altri sono amici o conoscenti, che hanno un po&#8217; di esperienza video senza venire da scuole di teatro ecc&#8230;. loro riescono molto bene a recitare se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>segue&#8230;</em></p>
<p><strong>Come scegli gli attori dei tuoi video?</strong></p>
<p>Li scelgo in base al ruolo che interpreteranno. Alcuni sono attori professionisti, possono cioé interpretare svariati ruoli piú o meno bene. Altri sono amici o conoscenti, che hanno un po&#8217; di esperienza video senza venire da scuole di teatro ecc&#8230;. loro riescono molto bene a recitare se stessi. Seguo molto la filosofia di Warhol in questo: &#8220;metti davanti alla camera della gente interessante; male che ti vada avrai sempre qualcosa su cui lavorare&#8221;. Io mi trovo d´accordo su questo e lascio molta libertá agli attori. A Berlino ha lavorato e, spero lavorero´, molto bene, perché é facile coinvolgere gente: in &#8220;The Photoshopped Prince&#8221; ad esempio, due delle persone che nel video lavorano lì sono davvero i parrucchieri di quel posto, che si sono prestati volentieri, oltre a concedere il loro negozio. Cosí come in &#8220;Anya:sehnsucht&#8221; la discoteca mi é stata data per due giorni dal proprietario che avevo conosciuto una settimana prima e ad aprirci é stata una ragazza che ci ha detto: &#8220;Fate come volete ma se bevete qualcosa segnatelo&#8221;. Le comparse erano tutti amici o amici di amici Il costo della birra presa nel frigo del locale era di un euro. L´impressione che ho degli attori e dei tedeschi in generale é che, per quanto introiettati verso loro stessi e poco inclini alla gestualitá (cosa che in un medium visivo puó comportare dei limiti, caratteristica che comunque va a braccetto con un videoclip di musica riflessiva) siano molto generosi quando si concedono e quando prendono parte ad un progetto lo portano avanti sino in fondo. Questo é molto appagante per me che lavoro in condizioni di budget bassissime (quasi criminali) e provo nello stesso tempo a sperimentare.</p>
<div><strong>Dici dei budget minimi: quanto contano i soldi (appunto nel senso di bugdet) nel lavoro che fai e che hai in mente? Quando pensi a un soggetto, a una location, pensi proiettando l&#8217;idea già nella pratica, per capire da subito la sua realizzabilità concreta oppure l&#8217;inevitabile confronto con la realtà avviene solo in un momento successivo? insomma: ti sei mai innamorato di un progetto che hai dovuto scartare perchè non bastavano i soldi?</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div>Almeno la metá dei progetti che ho in mente non é possibile realizzarli, o necessitano di budget troppo superiori a quello di cui dispongo io. Una volta su Donna di Repubblica lessi un articolo di Bauman che divideva i narratori in due categorie: i contadini e i marinai. I marinai erano quelli che raccontavano di viaggi fantastici, dove gli eroi affrontavano peripezie di ogni tipo, tra mostri marini, amori impossibili e tempeste. I contadini erano quelli che facevano tutti i giorni la stessa vita, vedevano la stessa gente, ed ogni cosa si ricopriva del valore aggiunto della riflessione. Raymond Carver é un poeta che puó essere un buon esempio, perché parla di cose semplici ma riveste ogni parola di un potere assurdo. È un po´ come se le sue poesie riuscissero ad aprire il tuo quotidiano; dopo che hai letto le sue poesie ogni cosa che vedi ed ogni gesto che fai diventano simbolici perché  rimandano a significati ulteriori. Bukowski era senza dubbio un marinaio per quanto si esprimesse in maniera molto semplice. Un giorno Attilio mi disse che dovrei provare ad essere un contadino che diventa marinaio e viceversa, ma io credo che non sfuggiró mai alla tentazione di assecondare la fantasia e i sogni. Tra i due scelgo Bukowski.</div>
<div>Comunque lavorare senza soldi ha un senso, non é solo un ripiego. Cosí come essere ispirato da location realmente esistenti. Probabilmente un giorno non ci saranno piú a Berlino in centro autobus o barche abbandonate, cosí come un intero luna park in disuso nell´est della citta. Non ci saranno tutte quelle aree libere a Friedrichshain, o nella zona post industriale a lato della nuova stazione centrale. Questo miscuglio di fabbriche dismesse diventati squats o clubs, nuovi quartieri in costruzione, aree abbandonate in pieno centro e architettura contemporanea che fa capolino tra le macerie tra poco scomparirá portandosi con se tutto il fascino che poteva esercitare. Non c´ é  solo un intento nostalgico in questo ma la voglia di fotografare il cambiamento. Inserire delle storie  in queste locations credo sia piú un intento da marinaio, per tornare al discorso di prima. Magari quando diventeró piú vecchio preferiró raccontare la giornata del panettiere nei vicoli di Genova&#8230;</div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Desideri il successo? Quanto? Si può essere artisti senza apparire all&#8217;esterno come tali?</strong></div>
<p>A trent´anni ormai non piú di tanto. Credo che, nell´ipotesi improbabile che io lo raggiunga, non mi starebbe addosso tanto male. Voglio dire che piú o meno farei la stessa vita che faccio oggi, con in piú la soddisfazione di mantenermi con la mia arte. Gli artisti di oggi sono dei buoni manager di se stessi, l´idea romantica dell´artista drogato che combatte la sua integritá in un mondo di squali come poteva ancora esistere negli anni 60 é tramontata quasi del tutto. Ognuno poi decide quanto sfruttare  l´hype ed essere piú o meno al centro dei riflettori. Alcuni lo evitano e riescono comunque ad avere successo. Peró secondo me certe conoscenze di marketing fanno sempre comodo. Warhol era abbastanza preoccupato della sua perdita dei capelli. Trovó, nel suo indossare le sue caratteristiche parrucche bianche, il modo di trasformare una sua debolezza in un logo. Lui era molto creativo in questo. E io lo trovo anche molto onesto. Cattelan ha fatto della provocazione la chiave del successo, ed in questo é stato molto in gamba a sfruttare i media. Per quanto riguarda l´indie, la situazione é davvero disperata, non conosco gruppi italiani che riescano ad imporsi nell´immaginario collettivo. Le etichette e l´intero circuito di riferimento di certo non aiutano, ma io penso che una grossa parte di responsabilitá  l´abbiano i musicisti. Il successo, se fai un certo tipo di musica, non é proprio una cosa che ti riguarda da vicino. Almeno non quel tipo di successo che rimaneva sotteso nella tua domanda.</p>
<p><strong>All&#8217;estetica di quali artisti del passato o del presente ti ispiri per il tuo lavoro? </strong></p>
<div>Se parli di estetica la mia ricerca é stata piuttosto naturale; nel senso che non credo di aver preso poi molto da nessun artista.  Sia i colori sia il modo in cui le storie che racconto si abbinano alla musica sono frutto di una ricerca personale. Non ho mai provato a copiare la &#8220;maniera&#8221; di qualcuno. Peró se inizieró a fare dei lavori di compositing, (e qua c´é un grosso &#8220;se&#8221; perché motion é un programma sconfinato che richiede davvero molto tempo per arrivare a dei risultati apprezzabili), allora mi lasceró influenzare da Magritte. Credo molto nelle potenzialitá di questi nuovi programmi e il videoclip é il miglior banco di prova dove poter sperimentare. Da questo punto di vista, sono molto felice di vivere oggi. Le possibilitá offerteci dalla tecnologia stanno diventando infinite ed anche molto meno costose.</div>
<p><strong>Perchè la tecnica del compositing? in che senso Magritte?</strong></p>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div>Mi piacciono certi suoi quadri surrealisti. Compositing significa semplicemente combinare insieme piú immagini. Al posto del volto di un personaggio si possono mettere delle figure astratte, ad esempio una mela come nel caso di un celebre quadro del pittore belga. Al computer questa tecnica é piuttosto semplice in caso di oggetti fermi, puó diventare estremamente complessa in situazioni di movimento. Ma per le possibilitá grandiose che il programma offre ultimamente mi sto chiudendo nel mio studio cercando di imparare il piú possibile. È frustrante quando si ha un rapporto con i software di reciproco sospetto come il mio, ma spero questo periodo di castrazione finisca a breve.</div>
<div>
<p><strong>Devi iniziare un&#8217;altra vita in un altro mondo e puoi ricordare solo: tre opere d&#8217;arte, tre canzoni e una frase. Tutto il resto sarà per sempre dimenticato. Cosa scegli di ricordare?</strong></p>
<p>Non ne ho la minima idea, peró la tua domanda mi fa pensare a quanto possa essere bello avere pochi testi e leggere per il resto della propria vita solo quelli, per il gusto di sviscerarli e trovare altri significati. É una cosa che giá faccio con la musica, nel senso che tutto sommato conosco pochi gruppi che ascolto sino allo sfinimento. Adesso sto iniziando a farlo anche con i libri. Comunque piú di ogni altra cosa mi piacerebbe portare un quadro astratto che mio nonno teneva in sala e che io guardavo da piccolo. Era un pó in stile De Chirico e mi faceva paura. Tanto che a volte scappavo per il corridoio correndo. È bello il modo in cui un quadro puó colpire la tua immaginazione, in modo del tutto irrazionale, quando sei bambino. Le esperienze che vivo attraverso l´arte oggi sono diverse , la razionalitá mi fa perdere quell´alone di magia e mistero. La percezione era impalpabile da piccolo, non c´era verso di trattenere niente. Ora sopravvive in modo sublime nel ricordo. Non é nostalgia. La nostalgia non c´entra nulla. Forse é solo il ricordo dell´infinito. Sto ascoltando la parte finale di &#8220;Nights In Kiev&#8221;. Ecco, mi sono intristito&#8230;.</p>
</div>
<p><em> </em></p>
<p><em>fine</em></p>
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		<title>la caduta &#8211; II</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 12:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[segue&#8230; Che idea ti sei fatto del mondo dell&#8217;arte (voglio dire: artisti, gallerie, curatori, collezionisti, mercato, istituzioni ecc.) oggigiorno in italia? hai potuto notare delle differenze rispetto all&#8217;esperienza che hai vissuto a berlino? sono possibili dei raffronti con il mondo della musica indipendente (intendo sulla base di quanto vivi a livello di attività live soprattutto)? Per quanto riguarda le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p style="text-align: left"><em>segue&#8230;</em></p>
<p style="text-align: left"><strong>Che idea ti sei fatto del mondo dell&#8217;arte (voglio dire: artisti, gallerie, curatori, collezionisti, mercato, istituzioni ecc.) oggigiorno in italia? hai potuto notare delle differenze rispetto all&#8217;esperienza che hai vissuto a berlino? sono possibili dei raffronti con il mondo della musica indipendente (intendo sulla base di quanto vivi a livello di attività live soprattutto)?</strong></p>
<p style="text-align: left"><strong><br />
</strong>Per quanto riguarda le gallerie, non ne ho mai avuta una in Germania e solo ora ne ho una a Genova, dove ho anche il mio studio (open lab ). Di conseguenza non posso rispondere ad una domanda del genere; entrambe le cittá sono luoghi dove mi sono formato e ho lavorato, ma sono stato davvero poco a contatto con il sistema dell&#8217;arte per ció che riguarda la sua parte istituzionale. Piú in generale potrei dirti che la galleria fa le veci dell´etichetta, piú la galleria é affermata piú ha la possibilità di farti arrivare a fiere importanti (le migliori in Italia sono probabilmente Torino e Bologna). Cosí come piú un´ etichetta é affermata e piú ha la possibilitá di spingerti a livello commerciale in festival che hanno maggiore visibilitá. Peró l´arte contemporanea é parecchio piú elitaria di qualsiasi scena musicale perché non é cosí immediata, e il ruolo dei critici si fa piú importante. È accaduto a Warhol quando un critico molto affermato scrisse una recensione affascinante su una sua mostra dando una svolta alla sua carriera. Damien Hirst mandava delle limousine a prendere i critici per permettere loro di vedere le sue prime mostre. Nella musica viceversa é il pubblico a fare la differenza e se non lo sai coinvolgere ad un concerto prima o poi ti lascia. Puó essere condizionato favorevolmente dai critici ma se non vede una proposta artistica convincente, nuova e soprattutto se non vede nell´artista del &#8220;vissuto&#8221; non si lascia conquistare tanto facilmente.</p>
<p><strong>Pensi che un passo in avanti rispetto a quello che anche tu chiami elitarismo dell&#8217;arte contemporanea sia stato fatto in questi ultimi anni con &#8220;movimenti&#8221; quali quello dell&#8217;arte pubblica e di arte relazionale? </strong></p>
<p>Negli ultimi anni abbiamo avuto un´esplosione della street art che ha travalicato tutto il sistema delle gallerie e dei musei. È stato un movimento nel quale l´aspetto tecnico non va sottovalutato cosí come la sua carica iconoclasta e rivoluzionaria. Ma é un tipo di arte che si avvale meno della sua carica concettuale ed il messaggio, spesso di protesta, diviene piú facilmente intellegibile. Da qui anche la scelta di operare in spazi pubblici, scelta che rompe gli schemi di un´arte fruita da un´elite di appassionati.<br />
Io personalmente non ho niente contro questo sistema, il fatto che ci siano  vernissage, il vino gratis e tutto ció che concerne questo tipo di eventi non lo trovo necessariamente un male. Il problema per me si presenta quando gli artisti utilizzano dell´ironia fine a se stessa o hanno un rapporto un po&#8217; troppo giocoso con l´arte. Per coinvolgermi l´arte deve mettermi in gioco da un punto di vista esistenziale, non rifugiarsi né in messaggi troppo semplici, nè nell´utilizzo della tecnica fine a se stessa, nè in facili giochi sul significante . Mi documenteró sull´arte relazionale, al momento non conosco molto al riguardo<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Esistenzialmente allora: come ti poni di fronte all&#8217;interrogativo sulla natura dell&#8217;essere? come possa derivare dal nulla; oppure essere da sempre. </strong><strong>Hai un rapporto con la religione o con l&#8217;idea di mistero dell&#8217;universo e della natura che in qualche modo si rilfette nel tuo lavoro artistico?</strong></p>
<p>Indago il sentimento di scompenso interiore che si ha quando ci si pone domande sull´essere, o sull´infinito che ha sempre affascinato artisti e filosofi. Questo sentimento tira in ballo la nostra piccolezza nel fornir risposte ad interrogativi troppo grandi e ci fa sentire infiniti allo stesso tempo per la possibilitá che ci é offerta dalla nostra coscienza di porci queste domande. È meraviglioso e terribile allo stesso tempo scontrarsi con i propri limiti ed essere nudi di fronte alla propria solitudine. Ma sono anche emozioni che per quanto smuovano parti profonde del mio io, difficilmente riesco a descrivere in parole. L´incapacitá di cambiare puó essere vista come la nostra parziale inadeguatezza a sfuggire il nostro destino.Forse l´essere cresciuto in una terra di solitari e avere introiettato nel mio spirito il continuo andare e venire di barche, navi e pescherecci unito a quello spettacolo maestoso e drammatico che é il cielo d´inverno in Liguria hanno scaturito in me un sentimento di questo tipo, che mi é d´ispirazione. E`la stessa ansia di infinito che trovo nelle composizioni dei port-royal, mi appaga completamente, sebbene so che loro sono in disaccordo con me nel dare tanta importanza alla provenienza geografica&#8230;</p>
<p><strong>Venendo invece alla questione sociale, prima accennavi a possibili scenari di alternativa all&#8217;esistente: personalmente che prospettiva hai in questo senso, in che modo cioè credi la nostra vita quotidiana possa andare distaccandosi dal modello attualmente dominante? è sufficiente la scelta individuale o è inevitabile almeno il coinvolgimento di comunità? oppure è auspicabile un intervento a tutto campo dall&#8217;alto, di tipo politico?</strong></p>
<p>Sono scettico riguardo ad un cambiamento del sistema dall´interno. Per ció che riguarda il piano individuale credo consumare di meno sia in ogni caso una buona scelta.  Comunque questa domanda tratta un argomento un pó troppo vasto per un´intervista. Preferisco fermarmi qui.</p>
<p><strong>Qual è il lavoro realizzato finora di cui sei più soddisfatto e perchè? </strong></p>
<p>Forse &#8220;HVA&#8221; e &#8220;Balding Generation&#8221; dal punto di vista delle difficoltá che presentava il set e che siamo riusciti tutti insieme a superare. Francamente durante le riprese di Balding ho temuto che gli attori mi abbandonassero visti il freddo ed il vento che non ci hanno lasciati un minuto. Per un attore é piú difficile che per un regista, ci sono molti piú tempi morti tra una ripresa e l´altra nei quali devi sostanzialmente concentrarti e aspettare e lí il freddo  diviene insopportabile. In HVA abbiamo girato le ultime scene con -13 ma il vero problema é stato il farlo di notte in un posto illegale (la barca) dove avevamo paura che potessero fermare il set in ogni momento.</p>
<p><em>continua&#8230;</em></p>
<blockquote><p><strong> </strong></p></blockquote>
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