Happy endings

May 27th, 2010

Lost: a ripensarci avrei dovuto smettere di guardarlo quando gli autori se ne uscirono con la cosa dei salti nel tempo. Aggiungeteci, poi, la lotta mitologica tra bene e male, altro topos indigesto per il sottoscritto. Infine, ecco un (devo dire pur) emozionante finale (lasciando perdere i deprecabili  frangenti quasi trash; la qualità delle scene d’azione sull’isola negli ultimi tempi era crollata rispetto agli standard iniziali) a confermare l’idea: tutto ciò che ha intrigato in passato era per lo più irrilevante ai fini del disegno complessivo della serie.  OK, ci sono i personaggi a tutto tondo, le loro vite e la loro crescita, l’anima  e la morte, l’amore, e questo aspetto resta, ed è ottimo. Da dimenticare invece (valutando a posteriori, s’intende) sono i misteri dell’isola, non spiegati perchè non spiegabili, perchè inutili nel disegno generale; semplici contingenze (furbamente e genialmente  congengnate, è indubbio) per l’intrattenimento commerciale. Ma ci si poteva arrivare da soli e in anticipo forse: impossbile far quadrare il cerchio, che ogni dettaglio fosse funzionale al tutto…

Lost, dunque, finisce per essere uno specchio fedele della società del consumo globale di oggi: attira, lusinga e poi al fondo delude. Eppure delude con una certa classe, emozionando e divertendo, quasi di nascosto; soprattutto, delude perchè era programmato per farlo, perchè si sta parlando comunque di prodotti, di pubblicità, di soldi. (Ed è pure interessante notare come il messaggio di fondo nascosto nella sua mitologia, ovviamente non svolto, sia l’esatto contrario di ciò che, come appena detto, Lost nel complesso obliquamente contribuisce ad alimentare…)

Quello che ho imparato in questi sei anni è, come sempre, che tutto ciò che c’è di bello nell’arte sta in una prospettiva parziale, nella paura del non vedere e del non sapere, nella possiblità, e nell’attesa della scelta. Appena si allarga il campo e si comprende la verità, l’arte facilmente muore.

 

 

What i’m listening to:  Scuba, Pantha Du Prince, the Notwist (”Boneless”), Ash Ra Tempel, Belong, Fourtet, Black Dice, Neu!;

What i’m reading: ogni cosa che abbia a che fare con le prospettive di riforma del sistema di giustizia italiano; i manuali del liceo di filosofia (Hegel, Eraclito, Parmenide);

Movies: Tarantino, Moore, ecc.

 

 

melly